TELEVISIONE DOVE SEI ?

La televisione italiana ha da poco compiuto 60 anni, per qualcuno è moribonda, per qualcun'altro è ancora viva e vegeta. Beppe Grillo, sul suo blog, scrive che solo un pazzo investirebbe il proprio talento nella televisione e consiglia agli artisti ed ai grandi comunicatori e intrattenitori di rischiare in proprio o di cercare un finanziatore per comunicare ciò che hanno da dire su Internet. Secondo Grillo sarebbe sufficiente aprire un account su YouTube, filmarsi, creare dei contenuti interessanti, un proprio sito Internet e si troverebbe chi è disposto a finanziare un progetto in rete con il vantaggio di poter dire quello che si vuole con la più ampia libertà editoriale e senza vincoli imposti dai direttori di rete o dai politici. Secondo Gianni Boncompagni, ideatore insieme a Renzo Arbore di programmi tv che hanno fatto la storia, originali, ironici, intelligenti, la televisione è deceduta, completamente soppiantata da Internet.

Sempre secondo Boncompagni, sarebbe perfettamente inutile andare a proporre idee nuove ai direttori di rete che sono ciò che di più lontano dal genio e dalla creatività si possa immaginare.
Pessimisti ? Realisti ? Sono solo alcune delle voci che danno per estinta la nostra cara vecchia tv. Voi cosa ne pensate ? La guardate ancora ? A quanto pare, si, dato che, qualche programma di successo, ogni tanto, si affaccia ancora dal piccolo schermo. Parlo spesso con le persone che mi fermano per strada o sui mezzi pubblici; mi confessano di guardare ancora la televisione ma mi confidano quali sono le cose che, secondo loro, mancano e quelle di cui invece farebbero volentieri a meno. Secondo la maggior parte di voi c'è ancora troppa cronaca nera, dovunque e ad ogni ora del giorno e della notte; nei contenitori pomeridiani delle principali emittenti e nelle trasmissioni create appositamente per raccontare omicidi ed orrendi delitti.

Molte persone preferirebbero programmi di servizio nei quali magari si spieghi come si fa, ad esempio, a denunciare una molestia o una violenza subita tra le mura domestiche. Altri mi dicono che, francamente, sono stanchi di tutti questi quiz televisivi e che l'idea, ventilata qualche mese fa, di riproporre una nuova versione di "Rischiatutto" condotta da Fabio Fazio o Carlo Conti in salsa vintage-revival fa pensare che, tutto sommato, il vero problema della televisione italiana sia la totale mancanza di nuove idee. Come darvi torto ? Qualcuno mi dice che mi segue volentieri quando vengo invitata in qualche talk show dove si trattano temi di attualità ma non sopporta le risse televisive e l'accavallarsi continuo delle voci dei vari ospiti presenti che, a chi guarda ed ascolta da casa, appare come un autentico effetto pollaio.

Anche in questo caso è difficile contraddirvi, se non altro perchè chi di voi sta seguendo un dibattito preferirebbe capirci qualcosa piuttosto che vedere la solita scena dove Vittorio Sgarbi e Alessandra Mussolini si prendono a schiaffoni.  Pare che l'unica novità, nell'attuale panorama televisivo nostrano, siano i talent show ma anche in questo caso si assiste ad un proliferare di programmi davvero molto simili tra di loro se non addirittura uguali dove le uniche doti per cui si gareggia e si ambisce al podio del vincitore devono essere canore in vista di una probabile candidatura al prossimo Festival di Sanremo. 

Sono parecchie le persone che vorrebbero meno programmi di cucina e più programmi culturali dove si parli, ad esempio, di libri, di mostre, di storia, di personaggi illustri e, particolare non secondario, li vorrebbero sulla tv pubblica nelle fasce orarie in cui possono guardarli senza dover puntare la sveglia alle 3 di notte. A questo proposito mi piace ricordare un episodio avvenuto qualche anno fa durante una trasmissione che conducevo su Odeon Tv. Avevo intervistato un direttore di rete che era stato invitato come ospite insieme ad altri giornalisti e scrittori per commentare un libro molto interessante e, alla fine della puntata, il direttore mi fece i complimenti per lo spessore e la qualità della trasmissione. Quando gli chiesi perchè non aveva mai pensato di proporre un programma simile sulla sua emittente, certo più illustre ed importante di una piccola rete, lui mi rispose che avrebbe dovuto collocarla in tarda serata e che, per quella fascia oraria, il palinsesto era già occupato da anni da un personaggio che molto difficilmente e per tanti motivi avrebbe accettato di "mollare la poltrona". Lasciando da parte eventuali commenti, quello che mi sono sempre chiesta è se sia poi così vero che le trasmissioni culturali fanno poco ascolto e devono essere necessariamente relegate in fasce orarie improponibili. Forse, la verità è che il pubblico si sorbisce quello che passa il convento perchè non ha la possibilità di scegliere altro. 

Avendo cominciato l'articolo con la citazione di due personaggi fondamentali nel mondo della comunicazione e della tv, vorrei chiuderlo con una frase di un personaggio altrettanto importante e mai dimenticato dal pubblico che lo ha tanto amato. Gianfranco Funari amava spesso dire: "Il nostro bel Paese è in realtà caratterizzato da carriere senza talento e talenti senza carriere" e si riferiva alla raccomandazione e al clientelismo che, purtroppo, ieri come oggi, la fanno ancora da padroni nella spartizione dei posti di responsabilità e potere nell'ambito della politica, della società e della stessa televisione.  Il mio augurio è che, questo neonato magazine, che vivrà e crescerà con il contributo di persone che vogliono emergere nel mondo della comunicazione grazie alla propria cultura, preparazione, professionalità possa essere un ricettacolo di veri talenti e future carriere.

Morena Zapparoli

20 Giugno 2014

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