OGGI SPOSE.

L'Italia è uno dei pochi paesi in Europa a non prevedere alcuna forma di riconoscimento per le coppie omosessuali. Il matrimonio fra persone dello stesso sesso è legale nei Paesi Bassi, in Belgio, Spagna, Portogallo, Svezia, Islanda, Norvegia, Danimarca, Francia e Inghilterra mentre in Germania e Finlandia sono previste le unioni civili. Negli USA tredici stati hanno legalizzato il matrimonio gay e lo stesso è avvenuto in Nuova Zelanda, in Uruguay, Argentina, Brasile, Canada.

Sebbene i vari governi che si sono succeduti in Italia non abbiano mai raggiunto un accordo fra i vari partiti per promulgare una legge che, contrariamente a quanto qualcuno afferma, non toglierebbe diritti e tutele alla famiglia tradizionale ma ne garantirebbe a quei cittadini che da anni chiedono un riconoscimento giuridico, l'Istat fotografa un' apertura da parte degli italiani che, nel 63% dei casi, ritiene che gli omosessuali debbano avere gli stessi diritti degli eterosessuali e, nel 44% dei casi, pensa che sia ora di legalizzare il matrimonio fra persone dello stesso sesso.

Il 10 aprile scorso è avvenuto un fatto storico e senza precedenti per l'Italia. Il tribunale di Grosseto ha ordinato al comune di trascrivere nel registro di stato civile il matrimonio fra due uomini, Massimiliano Benedetto e Giuseppe Ilaria, che si erano sposati a New York nel 2012. La coppia aveva chiesto al comune di Grosseto di fare la trascrizione e avendo ottenuto risposta negativa dall' ufficiale di stato civile, ha fatto ricorso in tribunale. Il giudice che ha dato ragione a Massimiliano e Giuseppe spiega che nel codice civile "non è individuabile alcun riferimento al sesso in relazione alle condizioni necessarie al matrimonio" e "non è previsto nel nostro ordinamento alcun impedimento derivante da disposizioni di legge alla trascrizione di un atto di matrimonio celebrato all'estero". Nella sentenza si citano anche precedenti della Corte europea dei diritti dell'uomo che "non ritiene più che il diritto al matrimonio" debba essere "limitato in tutti i casi al matrimonio tra persone di sesso opposto".

Lo scorso dicembre due giovani donne, Jessica e Michela, si sono sposate a Napoli nella sede dell'Arcigay dove per l'occasione è stato istituito un altare e dove ad officiare la cerimonia è stato Don Rosario Ferrara, sacerdote della Chiesa Cattolica Ecumenica, riconosciuta dallo Stato italiano, che approva i doveri coniugali tra persone dello stesso sesso. Jessica e Michela sono credenti e hanno voluto suggellare la loro unione con un rito religioso. E' in assoluto la prima volta che un fatto del genere avviene a Napoli e chi ha potuto assistere racconta che tutto il quartiere ha festeggiato lanciando il riso, applaudendo, condividendo la torta, partecipando alla gioia delle spose alle quali sono stati rivolti auguri sinceri.

Quelle di Massimiliano e Giuseppe e di Jessica e Michela e di tante altre persone come loro rimangono comunque delle unioni simboliche, non riconosciute dallo Stato Italiano. Ciò significa, ad esempio, che se uno dei due si ammala, l'altro non ha il diritto di assisterlo in ospedale, se uno dei due viene a mancare, l'altro non avrà diritto alla pensione di reversibilità nè tantomeno all'eredità. Anche qualora esista un testamento che riporti chiaramente le volontà del convivente defunto di nominare erede il convivente superstite, i parenti stretti come figli o fratelli potrebbero richiedere la quota legittima a prescindere dalla volontà del defunto diversamente espressa e quindi una disposizione a favore del convivente verrebbe vanificata o ridotta di molto. Ricorrere poi all'adozione o alla fecondazione eterologa per coronare il desiderio di diventare genitori, con l'aria che tira in parlamento, non è nemmeno lontanamente immaginabile.

Il mondo è cambiato, gli italiani stanno cambiando e spesso dimostrano molta più lungimiranza e buonsenso rispetto a chi li governa. Forse è il caso che anche la politica si adegui a questo cambiamento e non assuma atteggiamenti intolleranti e ipocriti. Se pensiamo che qualche tempo fa l'assicurazione sanitaria prevista per i conviventi dei deputati eterosessuali è stata estesa anche ai conviventi dei deputati omosessuali l'obiezione è questa: l'estensione dell'assicurazione sanitaria è un privilegio che dovrebbe essere tolto a tutti i parlamentari oppure esteso a tutti i cittadini italiani, eterosessuali o omosessuali che siano. E' tempo che la politica prenda coscienza del fatto che la nostra società è fatta da nuovi individui e nuove famiglie, cittadini che lavorano, pagano le tasse e vanno a votare, cittadini che chiedono di avere uguali doveri ma anche uguali diritti. 

Morena Zapparoli                                                                                                                              

26 Maggio 2014

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