NICOLE E’ MORTA FRA IL CINISMO E LA BUROCRAZIA DI QUELLE TELEFONATE.

La vicenda che ha causato la morte della piccola Nicole a Catania ha davvero dell'incredibile se si pensa che la neonata, in serio pericolo di vita a causa di una crisi respiratoria, non è stata portata nel più vicino ospedale di Messina dove c'erano posti disponibili all'Utin, l'unità di terapia intensiva neonatale. L'ospedale di Messina sarebbe stato molto più vicino da raggiungere rispetto a quello di Ragusa ma per il 118 era fuori distretto!

La neonata è morta durante il tragitto in ambulanza da Catania a Ragusa per mancanza di posti letto nelle terapie intensive neonatali degli ospedali di Catania e ora la Procura ha indagato nove persone fra cui i medici della clinica Gibiino dove la piccola era nata, due dipendenti del 118 e il personale delle unità di terapia intensiva neonatale di Catania che erano state contattate per trasferire la bambina d'urgenza. Il reato ipotizzato è omicidio colposo.

Chi ha letto le intercettazioni fra il pediatra e gli operatori del 118 non può non provare un senso di sgomento e tanta rabbia per un'emergenza che è stata presa sotto gamba e ha provocato la morte di una neonata solo dopo poche ore che era venuta alla luce. L'urgenza comincia alla 1.37 di quel maledetto giorno quando il pediatra Antonio Di Pasquale dalla casa di cura Gibiino fa la prima telefonata al 118 e trova dall'altro capo l'operatore 81 che con voce assonnata e seccata si mette a chiamare le unità di terapia intensiva con un atteggiamento da routine senza sottolineare l'estrema gravità delle condizioni in cui versava la neonata. Gli rispondono che non c'è posto e lui confonde i numeri di Ragusa e Catania, scambia la richiesta di un incubatrice con quella di un'ambulanza. L'operatore del 118 insiste che l'unico posto disponibile è a Ragusa, il pediatra insiste a sua volta che l'ospedale è troppo lontano e chiede che si faccia una forzatura perché la bambina è intubata e sono cose che accadono ogni due anni. Prova lui stesso ad insistere con il Policlinico ma gli dicono di no e allora parte per Ragusa con la bimba su un' ambulanza privata e ne succedono di tutti i colori. Secondo il nonno di Nicole l'ambulanza sbatte il portellone in faccia ai genitori e loro sono costretti a seguirla in macchina accorgendosi che l'autista sbaglia strada e si ferma a chiedere informazioni a un netturbino. La povera Nicole a Ragusa non ci arriverà mai perché morirà durante il tragitto con l'ennesima vergogna dell'ultima telefonata: il pediatra alle 3.47 esclama :"Se avessimo trovato posto a Catania forse questo si sarebbe potuto evitare" e l'operatore del 118 gli risponde con il tono cinico di un burocrate infastidito :"Dottore, potrebbe essere. Ma dov'è la nostra colpa? Mi faccia capire....se è morta devo disdire il posto a Ragusa?".

Non possiamo che augurarci che la magistratura renda giustizia a questa povera creatura vittima degli errori e della negligenza di chi ha provocato la sua morte anche se nessuna sentenza potrà riportarla in vita. E forse possiamo capire la reazione di molte persone che si sono arrabbiate di fronte all'annuncio del ministro della salute Beatrice Lorenzin che su La 7 nella trasmissione "Piazza Pulita" ha ipotizzato l'introduzione del ticket al pronto soccorso perché gli italiani ne abuserebbero. Questa sarebbe la soluzione ai numerosi casi di malasanità nel nostro Paese? E' difficile anche in questa vicenda non pensare ai pesanti tagli alla sanità che hanno contribuito a ridurre posti letto, personale, macchinari a discapito della qualità delle cure e a rischio della nostra stessa vita.

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Morena Zapparoli Funari

28 Febbraio 2015

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