Terrorista a parigi.

Come l'11 settembre sembra la scena di un thriller ma purtroppo è la realtà.

A Parigi un commando di tre uomini incappucciati armati di kalashnikov fanno irruzione nella sede del giornale Charlie Hebdo al grido "Allah akbar" alle 10 del mattino durante una riunione di redazione, radunano a forza gli uomini in una stanza e li ammazzano a sangue freddo. Riescono ad assassinare 12 persone, otto giornalisti, uno dei poliziotti assegnati alla protezione del direttore, un addetto alla portineria e un invitato alla riunione di redazione. Dopo aver compiuto la strage si precipitano all'esterno dell'edificio e finiscono a colpi di arma da fuoco un secondo poliziotto accorso subito dopo la sparatoria lasciandolo cadavere sul marciapiede. Tra le vittime dell'attentato c'è il direttore del giornale, Stephane Charbonnier e i tre vignettisti Georges Wolinski, Cabu e Tignous.

Charlie Hebdo è un settimanale satirico che nel corso degli anni ha preso di mira tutto e tutti, dai politici ai personaggi famosi, da Gesù al Papa senza risparmiare l'Islam e Maometto nei confronti del quale ha spesso pubblicato caricature e vignette dando vita ad aspre polemiche e ritorsioni come l'incendio doloso provocato dal lancio di una molotov che distrusse la sede del giornale il 2 novembre 2011. Da allora Charlie Hebdo non si è fatto intimidire e ha continuato a pubblicare vignette satiriche sul profeta dell'Islam tanto che la foto del suo direttore insieme a quella di altre nove persone ritenute "nemiche dell'Islam" era finita in un vero e proprio "manifesto di morte" pubblicato sul magazine integralista "Inspire".

Secondo fonti della polizia gli attentatori sono due fratelli franco-algerini che sarebbero stati aiutati da una terza persona, terroristi collegati alla rete yemenita, entrambi nati a Parigi, non certo entrati in Europa a bordo di barconi.

Sebbene la condanna di questo sanguinario massacro sia unanime e arrivi da ogni parte purtroppo in queste ore dobbiamo assistere a qualche inutile e dannoso distinguo. Come quello del quotidiano inglese Financial Times che in un editoriale pubblicato on line accusa il giornale francese di aver peccato di "stupidità editoriale" attaccando l'Islam mentre tutto il mondo è ancora scosso e incredulo di fronte alla notizia di questa strage assurda. O come il leader della Lega Matteo Salvini che non trova nulla di meglio da fare che scagliarsi contro Papa Francesco dichiarando: "Chiedendo di dialogare con L'Islam il Papa non fa un buon servizio ai cattolici. Va bene la pace ma sei il portavoce dei cattolici, preoccupati di chi ti sta sterminando in giro per il mondo". Secondo Salvini in Europa "è in atto un tentativo di occupazione militare e culturale da parte di una comunità prepotente e ben organizzata che ha la facilità di affondare il coltello in un burro che è l'occidente".

Ciascuno è padrone di esprimere la propria opinione con la più ampia libertà e questo è il principio che anima tutti coloro che si stanno mobilitando per dare il proprio appoggio incondizionato e la propria solidarietà ad un giornale che è rimasto orfano dei suoi migliori giornalisti assassinati per aver difeso fino all'ultimo la libertà di espressione ma delle opinioni dell'editorialista del Financial Times e di quelle di Matteo Salvini francamente in questo momento non si sentiva proprio il bisogno, se non altro per non rischiare di gettare altra benzina sul fuoco del fanatismo e del terrore che certo non cesserebbero con l'autocensura da parte della stampa nè con la chiusura delle frontiere agli immigrati.

Morena Zapparoli Funari                                                                                                                                     9 Gennaio 2015

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