Libia. l’italia ancora in guerra ?

Nel 2011 alcuni Paesi aderenti all' Organizzazione delle Nazioni Unite fra cui Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna e Italia autorizzati dal Consiglio di Sicurezza, hanno appoggiato le forze ribelli libiche schierate contro il colonnello Gheddafi e hanno rovesciato il regime del dittatore che governava da 42 anni. I combattimenti sul suolo libico sono cessati con la morte di Gheddafi ma da allora la Libia è un Paese nel caos dilaniato dalle lotte tra milizie con due governi, uno a Tripoli di matrice islamica e l'altro a Tobruk riconosciuto dalla comunità internazionale. I terroristi dell'Isis hanno preso il controllo di Derna e di Sirte e e nelle ultime ore stanno minacciando anche l'Italia.

Al-Thani, il premier del governo libico filo-occidentale ci sta chiedendo di agire subito avvertendo che, altrimenti, l'Isis arriverà in Italia ma Renzi per il momento dichiara che non è tempo di interventi militari anche se ieri il ministro degli esteri Gentiloni e il ministro della difesa Pinotti affermavano che l'Italia è pronta a guidare una coalizione di paesi dell'area (europei e dell'Africa del nord) per fermare l'avanzata del Califfato che è arrivato a 350 chilometri dalle nostre coste.

Ma l'Italia rischia davvero un attacco da parte dell'Isis? Anche se sembra estremamente improbabile che l'esercito del Califfato possieda missili in grado di raggiungere le nostre coste è invece molto probabile che sotto la spinta della catastrofe libica 200.000 migranti potrebbero sbarcare in Italia e sono in molti a non escludere che tra di loro ci siano dei terroristi.

A questo punto ci chiediamo se sia opportuno un intervento militare in Libia da parte dell'Italia dato che quello del 2011 ha lasciato il Paese in uno stato di incertezza e di continui conflitti che richiamano alla mente gli interventi militari dell'occidente in Afghanistan e in Iraq. Qualcuno, come ad esempio l'ex premier Romano Prodi, sostiene che l'intervento militare dei paesi occidentali in Libia nel 2011 fu un errore e la Francia, grande sostenitrice di quell'intervento, probabilmente oltre al desiderio di ristabilire i diritti umani aveva anche interessi economici mentre l'Italia si è fatta trascinare in una guerra contro i propri interessi.

Qual'è la soluzione che l'Italia e i Paesi occidentali dovrebbero prendere in una circostanza come questa? Se si riuscisse a scongiurare la guerra con un intervento diplomatico facendo sedere tutti gli interlocutori intorno ad un tavolo si eviterebbe di ripetere gli errori del 2011 ma pensare di trattare con i tagliatori di teste dell'Isis è davvero difficile. C'è anche chi, come il generale Arpino, suggerisce di non intervenire in una guerra che riguarda unicamente gli arabi ma è giusto che l'italia ignori le minacce dell'isis che nell'ultimo video pubblicato, dopo aver mostrato l'orrore delle ennesime decapitazioni, dichiara per mezzo di un boia incappucciato :"Siamo a sud di Roma"?

Per il momento queste domande rimangono senza risposta, certo un intervento militare dell'Italia in Libia significherebbe sangue, morte, ingenti perdite di soldati in scontri e attentati, un altissimo costo in termini umani, politici ed economici di cui il governo deve essere ben consapevole se si accingerà a prendere una decisione che vada al di là dei proclami dei giorni scorsi. E soprattutto si eviti l'ipocrisia di chiamare operazione di "peace keeping" un'operazione che con il mantenimento della pace non ha nulla a che vedere dato che in Libia tutto c'è fuorché la pace e l'opinione pubblica non deve essere raggirata con l'uso di termini che oltre ad essere impropri nascondono quello che è il prezzo da pagare in termini di perdita di vite umane.

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Morena Zapparoli Funari                                                                                                                                     17 Febbraio 2015

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