Il divorzio breve è legge.

Era il 1970 quando in Italia fu introdotta la legge sul divorzio. Il primo dicembre di quell'anno, dopo una seduta parlamentare che durò più di diciotto ore, fu partorita la legge n. 898 chiamata Baslini-Fortuna dal cognome dei due parlamentari che la promossero.

Quattro anni dopo, nel 1974, dopo che furono depositate in Cassazione un milione e trecentomila firme per chiedere il referendum abrogativo della legge sul divorzio, nel mese di maggio l'87% degli italiani si recò alle urne e i "no" all'abrogazione della legge ottennero il 59,30% dei consensi contro il 40,7% dei si. La legge sul divorzio fu definitivamente confermata dal risultato di quello storico referendum anche se i tempi per arrivare alla sentenza definitiva erano piuttosto lunghi e furono almeno in parte ridotti dalle successive modifiche del 1987 (legge 74).

Lo scorso 22 aprile la Camera ha definitivamente approvato con 398 voti favorevoli, 28 contrari e 6 astenuti il disegno di legge che introduce nel nostro Paese il cosiddetto divorzio breve. Che cosa cambia con la nuova legge? 

I tempi che dovranno intercorrere tra la separazione e la richiesta di divorzio saranno ridotti dagli attuali tre anni a un anno se la separazione sarà giudiziale ovvero richiesta da un solo coniuge. Nel caso la separazione sia consensuale ovvero richiesta da entrambi i coniugi, il tempo di attesa diventerà di soli sei mesi.

La separazione scatterà dal momento in cui i coniugi compariranno davanti al presidente del tribunale e non dal momento della notifica dell'atto.

Un altra novità riguarderà la cessazione dello stato di comunione dei beni tra i coniugi dal momento in cui il presidente del tribunale autorizza i coniugi a vivere separati e non più dal passaggio in giudicato della sentenza di separazione.

Questa nuova legge che sarà applicata anche ai procedimenti in corso viene salutata con soddisfazione da chi l'ha approvata perché è considerata un traguardo di civiltà e un modo per cancellare il calvario della burocrazia, dei contenziosi e delle procedure che oltre ad aumentare i costi per lo Stato e per le famiglie facevano soltanto danni alle coppie, ai figli e anche alla credibilità dell'istituzione del matrimonio. 

Hanno votato a favore Pd, Sel, Movimento 5 Stelle, Scelta civica, Psi e Alternativa Libera mentre Forza Italia e Area Popolare hanno dichiarato il loro si lasciando libertà di coscienza ai deputati. La lega nord non si è dichiarata favorevole ma ha comunque lasciato libertà di coscienza mentre alcuni esponenti politici di Fratelli D'Italia come, ad esempio, Giorgia Meloni, hanno dichiarato tutta la loro contrarietà alla legge e ad una forma di "matrimonio usa e getta".

Completamente in disaccordo con la legge sul divorzio breve è "Famiglia Cristiana" che in un editoriale tuona :"Da oggi in Italia basteranno appena sei mesi per rompere il legame matrimoniale ed essere divorziati; al massimo un anno, se si decide di ricorrere al giudice, contro i tre anni che servivano fino a oggi. Un tempo che diversi esperti, psicologi e mediatori familiari, considerano necessario per consentire alla coppia quantomeno di riflettere sulla propria decisione soprattutto se ci sono di mezzo i figli. Non sono poche le coppie che magari dopo un attento esame e una pausa di riflessione, opportunamente aiutati, cambiano idea e non si separano più". I dubbi espressi del settimanale cattolico in realtà vengono smentiti dall'Istat che conferma che solo l'1% delle coppie che si separano decidono di tornare insieme. 

Certamente non sarà la legge sul divorzio breve ad incentivare la fine di un matrimonio che in Italia dura mediamente 15 anni ma un iter più snello e veloce eviterà lunghi periodi di recriminazioni, tensioni e ripercussioni sulla parte più debole della famiglia che è sempre e comunque costituita dai figli. Meglio crescere con due genitori felicemente divorziati e magari risposati che con due genitori perennemente in conflitto e sempre sull'orlo di una crisi di nervi.

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Morena Zapparoli Funari                  27 Aprile 2015

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