CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO A TUTELE CRESCENTI. AUMENTERA’ DAVVERO L’OCCUPAZIONE ?

Il consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo sulla riforma del lavoro, il cosiddetto jobs act di cui abbiamo già parlato qui su Voltinuovi.

Chi entrerà per la prima volta nel mondo del lavoro e chi cambierà occupazione potrà essere assunto con un nuovo contratto che si chiama contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. Per il 2015 su queste assunzioni ci sarà per il datore di lavoro uno sconto sul costo del lavoro fino a 8.060 euro annui per tre anni e questo probabilmente porterà ad un aumento delle assunzioni. Gli oppositori della riforma però fanno notare che l'aumento delle assunzioni conseguente alle agevolazioni fiscali per l'azienda non determinerà necessariamente un aumento dell'occupazione perché essendo più facile licenziare ci sarà anche un aumento dei licenziamenti. Inoltre bisogna considerare che il governo nel maggio 2014 ha liberalizzato i contratti a termine quindi quando il beneficio fiscale per le aziende che assumono a tempo indeterminato verrà meno perché potrebbe non essere più sostenibile per le nostre finanze pubbliche le aziende ricorreranno ai contratti a termine che potranno essere rinnovati per cinque volte nell'arco di tre anni. Potrebbe quindi succedere che un'azienda decida di offrire il nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti soltanto dopo tre anni di contratto a termine e siccome nei primi due anni l'indennizzo in caso di licenziamento è molto modesto si rischia di rendere precario un nuovo assunto per almeno 5 anni. Ua volta esaurito il beneficio fiscale per le aziende la precarietà potrebbe aumentare mentre il successo di questa riforma si attuerà se si ridurranno le assunzioni a termine e le assunzioni atipiche come i contratti a progetto e le false partite iva.

L'azienda potrà cambiare le mansioni del dipendente in caso di riorganizzazione o ristrutturazione dell'impresa e potrà farlo scendere fino ad un livello sotto il precedente inquadramento mantenendo però lo stesso trattamento economico.

Per i neo assunti in caso di licenziamento il reintegro nel posto di lavoro resta solo nel caso di licenziamenti discriminatori o quando, in caso di licenziamento disciplinare, il lavoratore dimostri al giudice che il motivo addotto dall'azienda non sussiste. Nei licenziamenti economici e disciplinari motivati il lavoratore avrà diritto solo ad un indennizzo economico corrispondente a due mensilità di stipendio per ogni anno di servizio. Prima di decidersi a rivolgersi ad un tribunale il lavoratore sarà incoraggiato a tentare la conciliazione che in caso di accordo prevede un indennizzo da 2 a 18 mensilità esente dalle tasse.

Quando l'azienda licenzia per motivi economici almeno 5 dipendenti nell'arco di quattro mesi i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti avranno diritto solo all'indennizzo se il giudice stabilirà che si è trattato di un licenziamento illegittimo. Nel caso di lavoratori assunti con il vecchio contratto a tempo indeterminato invece è previsto il reintegro qualora il giudice stabilisca che si è trattato di un licenziamento illegittimo. L'illegittimità di un licenziamento collettivo può essere causata dal fatto che il datore di lavoro non ha rispettato i criteri di precedenza che possono essere carichi familiari o eventuali disabilità.

Dal prossimo primo maggio i lavoratori licenziati avranno diritto alla Naspi ovvero un assegno pari al 75% della retribuzione media degli ultimi 4 anni con un tetto massimo di 1.300 euro. L'assegno di disoccupazione dura 24 mesi che scendono a 18 del 2017 e l'importo dopo i primi 4 mesi si riduce del 3% al mese. Il pagamento del sussidio è subordinato alla partecipazione da parte del disoccupato a corsi di formazione e riqualificazione altrimenti viene sospeso. Finita la Naspi si può aver diritto all'Asdi, un assegno per sei mesi qualora si sia ancora senza lavoro e in condizioni di indigenza.

A questo punto la domanda sorge spontanea. Il nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti abbatterà davvero la precarietà e aumenterà l'occupazione ?

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Morena Zapparoli Funari

25 Febbraio 2015

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