Il nostro pianeta sta morendo ?

Cosa sta succedendo al nostro PIaneta ? Negli ultimi anni milioni di metri cubi di roccia si sono staccati dall'arco Alpino provocando crolli e frane e questi sono solo alcuni dei segnali che la Terra ci manda per farci riflettere. La causa di questi fenomeni è l'aumento della temperatura che scioglie, poco a poco, il suolo gelato in profondità, suolo che dovrebbe fare da collante a placche rocciose instabili e se a ciò si aggiunge il fatto che la superficie dei ghiacci sul pianeta si riduce annualmente dell'8%, il livello del mare aumenta di 2 millimetri l'anno, il processo di desertificazione è in rapido aumento, si riducono le superfici coltivabili e migliaia di specie animali rischiano di estinguersi, si capisce come tutti dovremmo preoccuparci di quali saranno le condizioni ambientali ed atmosferiche che hanno consentito la nostra esistenza sulla Terra ma che potrebbero mettere a rischio la sopravvivenza delle generazioni future.

Molti scienziati sono concordi nell'affermare che a provocare questo disastro annunciato siamo stati noi con l'industrializzazione e la corsa affannosa verso il progresso perché il surriscaldamento del pianeta è causato dalle emissioni di CO2 derivanti dalle attività umane.  Esiste anche un nutrito gruppo di scienziati (sono 650 in tutto il mondo) che afferma che a governare il clima non sia affatto l'uomo ma la natura e a supporto di tale tesi sostiene che la Terra è già stata più calda di adesso nel periodo cosiddetto caldo olocenico ovvero 6000 anni fa e nel periodo medievale di 1000 anni fa.  Secondo questo gruppo di scienziati l'attuale riscaldamento è cominciato nel 1700 quando l'industrializzazione era assente e la popolazione mondiale era di mezzo miliardo di uomini, ha continuato a salire fino al 1940 quando la industrializzazione era molto scarsa e la popolazione un terzo di quella odierna per poi diminuire paradossalmente dal 1940 al 1975, anni di boom industriale, aumento demografico e crescenti emissioni di anidride carbonica e stabilizzarsi intorno al 1998.  Il parere di questi scienziati, definiti da qualcuno "negazionisti" ma che supportano con dati e documentazione le loro affermazioni e che ritengono responsabili dell'aumento della temperatura fenomeni ingovernabili come le macchie solari non dovrebbero comunque essere una scusante per l'umanità per non contribuire a ridurre l'inquinamento e le emissioni di gas serra.

La domanda, a questo punto, sorge spontanea: saremmo disposti a cambiare alcune delle nostre abitudini per imparare a rispettare il pianeta in cui viviamo ?  Una soluzione sono le fonti di energia rinnovabile e molte famiglie ed aziende hanno dimostrato di voler investire sui pannelli fotovoltaici che sfruttano l'energia del sole. Forse saremmo ancora più motivati se i pannelli solari venissero prodotti in Italia e non all'estero perché questo significherebbe creare nuovi posti di lavoro grazie ai cosiddetti "green jobs".

Spesso i capitali che finanziano impianti rinnovabili in Italia vengono dall'estero mentre quello che aiuterebbe la nostra economia sarebbe proprio la produzione di nuove tecnologie e brevetti da poter esportare all'estero.
Un'altra soluzione è quella di lasciare l'auto in garage e di utilizzare i mezzi pubblici o la bicicletta e molti di noi lo fanno.  I personaggi pubblici, a mio parere, dovrebbero essere i primi a dare il buon esempio anche se, da assidua frequentatrice di tram e metropolitane, mi rendo conto di essere quasi un'eccezione. Forse anche in questo caso saremmo tutti ancora più motivati se i mezzi pubblici funzionassero in maniera efficiente in tutta Italia e non solo in alcune città come ad esempio Milano, dove io ho la fortuna di vivere.  Ma anche Milano, per quanto riguarda la viabilità, è una città imperfetta e molto lontana dagli standard europei. Non ha molto senso sensibilizzare i cittadini sull'uso della bicicletta se questi ultimi corrono seri pericoli di essere investiti quando pedalano in una città come Milano che ha solo 100 chilometri di piste ciclabili per giunta disposte male a fronte dei 1500 Km di Helsinky, dei 1000 di Berlino, dei 750 di Stoccolma ed Hannover.

E' impossibile andare a lavorare in bicicletta dai paesi dell'hinterland a Milano perché il tragitto è troppo lungo e di piste ciclabili nemmeno l'ombra ed è un'impresa molto ardua attraversare la città stessa.

Nelle città italiane, le strade di grandi dimensioni non presentano una divisione centrale fra le due corsie di marcia che consentirebbe ai pedoni l'attraversamento in due tempi ed il posizionamento delle piste ciclabili all'interno e non a margine della carreggiata dove è tutt'altro che infrequente essere investiti dalle auto che svoltano e dove chi pedala è costretto a fermarsi ad ogni incrocio.

Un'altra fonte di energia rinnovabile è costituita dall'eolico e l'Italia, per la sua conformazione fisica, è considerata particolarmente adatta all'installazione delle pale eoliche.  Dobbiamo però tener presente che non esiste un piano nazionale di normative ben precise sull'energia eolica e, in assenza di regole chiare e vincolanti, si sta assistendo ad una speculazione che porta a piazzare pale eoliche ovunque snaturando ciò che il nostro Paese ha di più prezioso ovvero il paesaggio. E' impensabile accorciare sempre di di più la distanza dalla costa delle pale eoliche posizionate in mare per facilitare il trasporto e l'immagazzinamento dell'energia prodotta perché in una regione come il Molise, per fare solo un esempio, i giganti piazzati lungo tutta la costa ed a poche miglia di distanza dalla riva non lascerebbero nemmeno un fazzoletto di mare libero ad occhio nudo.  Tutti siamo a favore dello sviluppo delle energie rinnovabili a patto che i danni prodotti non siano superiori ai benefici ed a patto che anche i nostri governanti ci mettano nelle condizioni di poter contribuire in maniera concreta alla tutela ed alla salvaguardia del bene più caro che abbiamo, il nostro pianeta.

Morena Zapparoli Funari

22 Luglio 2014

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