Quel piccolo grande amore.

Come molti di voi ricorderanno, nel 2004, conducevo una trasmissione con mio marito Gianfranco Funari su Odeon Tv ed in quella edizione abbiamo dedicato molto spazio al dibattito sulla Legge 40, la Legge sulla fecondazione assistita. Di quella Legge abbiamo sempre messo in luce le contraddizioni e l'atteggiamento ideologico e schizofrenico e il tempo ci ha dato ragione dato che, in dieci anni, è stata smontata pezzo per pezzo dai ricorsi delle coppie, dalle sentenze dei tribunali e dai pronunciamenti della Corte Costituzionale e della Corte Europea dei diritti dell'Uomo che l'hanno dichiarata incostituzionale sotto parecchi aspetti.

Dopo la sua promulgazione ci fu il referendum abrogativo indetto dai radicali ma la massiccia campagna per l'astensione portata avanti dai partiti cattolici e dalla Conferenza Episcopale Italiana ebbe come risultato il mancato raggiungimento del quorum dato che alle urne si recò soltanto il 25,9% degli aventi diritto. Oltre agli anatemi del Cardinal Ruini è utile ricordare anche la capillare diffusione di manifesti che invitavano a disertare le urne affissi persino sui portoni delle parrocchie più sperdute e degli asili.

Quello che mi ha sempre indignata e che ha creato tante difficoltà e sofferenze alle coppie che hanno avuto a che fare con i numerosi divieti imposti dalla Legge è l'atteggiamento oltranzista e ideologico che, in netto contrasto con la scienza ed in nome dell'inviolabilità della vita fin dal concepimento, ha in realtà creato gravi danni alla salute della donna e del nascituro e al diritto alla serenità ed alla felicità della coppia.

Nella fase iniziale, la Legge 40 vietava l'analisi preimpianto sull'embrione ovvero la possibilità di sapere in anticipo se il feto presentasse il rischio di contrarre malattie genetiche gravi come la beta-talassemia, l'anemia falciforme, la distrofia Duchenne-Becker, l'atrofia muscolare spinale, la fibrosi cistica etc.  Detto in parole povere, se due genitori o anche uno solo era portatore di una malattia genetica e c'erano alte probabilità di trasmissione al nascituro, alla coppia veniva totalmente negata la possibilità di conoscerlo in anticipo e di rinunciare all'impianto dell'embrione. Ma la cosa ancor più grave stava in questa contraddizione: con la progressione della gravidanza ed esami come l'amniocentesi era possibile riscontrare se il feto era malato al terzo o quarto mese e, secondo la Legge 194, la coppia poteva ricorrere al cosiddetto aborto terapeutico al terzo e quarto mese.  Non siamo certo stati gli unici a gridare a questa assurda contraddizione, tant'è che il 28 Agosto del 2012 la Corte Europea dei diritti dell'uomo ha bocciato la Legge sulla impossibilità per una coppia fertile ma portatrice di una malattia genetica di accedere alla diagnosi preimpianto dell' embrione ed ancor prima, nel 2009, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il divieto di analisi preimpianto previsto dalle linee guida ministeriali adottate con la Legge nel 2004. Mi piacerebbe chiedere ad alcuni parlamentari come Rosy Bindi o Francesco Rutelli o Paola Binetti che questa legge l'hanno  approvata nel 2004 e che hanno fatto di tutto perché rimanesse integra ed inespugnabile, se hanno mai parlato con i genitori di un bambino malato di fibrosi cistica, una patologia che provoca ostruzioni ed infezioni croniche con lento ed inesorabile processo distruttivo polmonare, diabete, rachitismo, coagulazione alterata, crescita ridotta, cirrosi, speranze di vita intorno ai 50 anni, oppure con i genitori di un bambino affetto da atrofia muscolare spinale.

Mi sembra chiaro che un analisi preimpianto non c'entri nulla con il pericolo paventato da alcuni integralisti in malafede di poter arrivare al giorno in cui sarà possibile scegliere il colore degli occhi del nascituro, lo scopo in realtà era ben altro.

Altre sentenze hanno dichiarato illegittimo il limite di produzione degli embrioni, l'obbligo di impiantarli tutti contemporaneamente e il divieto di congelarli. Prima di allora, se la procreazione medicalmente assistita non andava a buon fine, le donne erano costrette a sottoporsi a diversi cicli di bombardamento ormonale, deleteri per la salute, e l'11% delle gravidanze era trigemellare.

Oggi sono rimasti in piedi ancora alcuni divieti come quello di impiegare gli embrioni prodotti in sovrannumero per la ricerca scientifica, vale a dire che i quasi 19.000 embrioni conservati sono inutilizzabili perché la legge impedisce sia di distruggerli sia di donarli alla scienza e rimane vietata la fecondazione eterologa (con uso di spermatozoi o ovuli provenienti da un soggetto esterno alla coppia) per i single e per le coppie omosessuali.
Un traguardo importante pero' è stato raggiunto lo scorso 9 Aprile grazie all'ennesima sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il divieto di fecondazione eterologa nei casi di infertilità assoluta per le coppie eterosessuali. Questo divieto, rimasto in piedi per troppi anni, penalizzava e discriminava persino chi sterile ci era diventato dopo una chemioterapia. In base ad un principio ideologico e crudele, uno Stato democratico e laico costringeva molte coppie al cosiddetto turismo riproduttivo ovvero alla fuga all'estero dove una fecondazione eterologa può costare dalle 3000 Euro (Ucraina) alle 8000 Euro (Spagna). Noi ci auguriamo che di qui a breve possano cadere anche gli ultimi divieti perché la Legge 40, nata dieci anni fa per rendere la vita impossibile a tante persone, oggi non ha più alcuna ragione di esistere.

Morena Zapparoli Funari

20 Maggio 2014

 

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