E’ morto Robin Williams.

E' MORTO ROBIN WILLIAMS. TUTTI AVREMMO VOLUTO CHE FOSSE UN "UOMO BICENTENARIO".

di Morena Zapparoli Funari

Se ne è andato un grande artista, un attore irresistibile e inconfondibile nei suoi ruoli comici e indimenticabile e ineguagliabile in quelli drammatici, un "membro della Setta dei Poeti Estinti". Deads Poets Society era il titolo originale di uno dei più bei film della storia del cinema, "L'attimo fuggente" e tutti noi non possiamo fare a meno di ricordare il suo protagonista, Robin Williams nel ruolo del professore di lettere John Keating.

Se ripenso all'ultima scena non posso fare a meno di commuovermi così come mi sono commossa quando ho visto la pellicola per la prima volta al cinema nel 1989 e mi piace immaginare che tutti coloro che hanno amato Robin Williams lo possano salutare un ultima volta salendo in piedi su tavoli e scrivanie al grido di "O capitano! Mio capitano!" proprio come i ragazzi della Welton Academy.

"Cogli l'attimo, cogli la rosa quand'è il momento, perchè, strano a dirsi, ognuno di noi in questa stanza un giorno smetterà di respirare, diventerà freddo e morirà." Così diceva il professor Keating ai suoi studenti che ascoltavano affascinati il loro maestro di poesia e di vita. Robin Williams ha smesso di respirare all'età di 63 anni nella tarda mattinata di lunedì quando il suo corpo è stato ritrovato senza vita nella sua casa di Tiburon, a nord di San Francisco, e dai primi rilievi medico-legali si sospetta che si sia trattato di suicidio. L'attore soffriva da tempo di una grave depressione, del cosiddetto "male oscuro" contro il quale le gioie di una vita piena di successo e di fama, l'amore della famiglia e del pubblico nulla hanno potuto. Robin Williams era sposato con la graphic designer Susan Schneider, era padre di tre figli e qualche giorno fa aveva postato su twitter un tenero  pensiero per il compleanno di uno di loro :"Buon compleanno alla signorina Zelda Rae Williams. Oggi è un quarto di secolo ma sei sempre la mia piccola" accanto ad una foto che ritraeva l'attore molto giovane con la figlioletta in braccio.

Molti che oggi hanno pressappoco la mia età si ricorderanno sicuramente i pomeriggi trascorsi davanti alla tv per assistere ad una delle serie più divertenti del piccolo schermo, "Mork e Mindy", e il saluto imitato da tutti, giovani e meno giovani, che si dilettavano nel celeberrimo "nano nano".

 I film che hanno reso celebre Robin Williams e che tanto lo hanno fatto amare alla gente sono numerosi, oltre a "L'attimo fuggente" indimenticabili "Good Morning Vietnam", "Mrs Doubtfire", "Patch Adams", "Risvegli" e "Will Hunting-Genio Ribelle" che gli ha fatto guadagnare l'Oscar nel 1997 come miglior attore non protagonista.

I media che in queste ore stanno ricordando la star da poco scomparsa sembrano però essersi dimenticati di un altro film da lui interpretato, magari non paragonabile agli altri successi, ma intriso di una malinconia e di una poesia che gli occhi di Robin Williams hanno saputo interpretare meglio di chiunque altro. Si tratta de "L'uomo bicentenario"del 1999 basato sull'omonimo racconto di Isaac Asimov e diretto da Chris Columbus, una bellissima fiaba dove l'attaccamento alla vita in tutti i suoi aspetti è la caratteristica fondamentale del protagonista, un robot che per amore di un essere umano chiede di diventare di carne e ossa e rinuncia all'immortalità per poter invecchiare e chiudere per sempre gli occhi insieme alla sua amata. Nel film Robin Wiliams, robot trasformato in essere umano, ormai vecchio e in punto di morte dopo duecento anni di vita, riceve dal "Congresso Mondiale" la notizia che la sua richiesta portata avanti ripetutamente nel corso della sua esistenza e sempre rifiutata, ha ottenuto esito positivo: è diventato membro a tutti gli effetti del genere umano. Il genere umano, con tutti i suoi difetti e le sue debolezze, con la sua grandezza e i suoi sentimenti,

con le difficoltà del mestiere di vivere a volte lievi, a volte insormontabili. La vita che in alcuni casi può diventare talmente insopportabile da arrivare a liberarsene per sempre. La vita, che in ogni caso è sempre degna di essere vissuta fino in fondo.

Come ha detto Barak Obama nell'ultimo saluto al grande artista:  "E' arrivato nelle nostre vite come un alieno ma ha finito per toccare ogni singolo elemento dello spirito umano".

Morena Zapparoli Funari                 12 Agosto 2014

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