Quando la ricerca della felicità finisce con la morte in mare.

Ha senso parlare di diritto alla felicità? Nella Dichiarazione d'Indipendenza americana del 4 luglio 1776 è stabilito che "a tutti gli uomini è riconosciuto il diritto alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità". Ma di quale felicità si parla? Probabilmente i padri costituenti non si riferivano ad una vincita alla lotteria o ad una vacanza ai Caraibi ma alla felicità che deriva dalla dignità di poter vivere una vita decorosa garantita dal diritto alla libertà, alla salute, all'istruzione, all'uguaglianza di fronte alla legge, al lavoro. Credo che sia la stessa felicità a cui alludeva ieri Papa Francesco quando durante l'Angelus ha ricordato la strage nel Canale di Sicilia dove sono morti 700 (e forse più) immigrati che fuggivano dalla fame, dalla guerra, dalla persecuzione per cercare, appunto, la felicità di un'esistenza in condizioni umane.

Mentre il mare nostrum si riempie ancora una volta di cadaveri di uomini, donne e bambini, il mare di internet si divide per l'ennesima volta tra coloro che difendono a spada tratta l'accoglienza e coloro che parlano di invasione da fermare a tutti i costi anche bombardando i barconi prima che questi salpino dalle coste libiche. Il popolo degli utenti dei social network, dai normali cittadini agli esponenti politici dei vari partiti, si diletta nella solita gara di reciproche accuse di razzismo e buonismo arrivando a partorire obbrobri come quello di una tale Eleonora Bragagnolo che dopo aver appreso la notizia della tragedia su twitter si lascia andare ad un "non ci credo, troppo bello per essere vero", frase che non vale neppure la pena commentare ma soltanto denunciare alla polizia postale. C'è persino un gruppo musicale, i Nobraino, che in un esercizio che non ha nulla a che vedere con il sarcasmo o con la satira ma solo con la stupidità e la cattiveria decide di postare un commento irripetibile :"Avviso ai pescatori: stanno abbondantemente pasturando il Canale di Sicilia, si prevede che quelle acque saranno molto pescose questa estate". Episodi che ti fanno rimpiangere il fatto che la rete e i social siano liberi e senza filtro e diano a tutti, ma proprio a tutti, l'opportunità di esprimere la propria opinione. 

E' l'ennesima strage di migranti nel Mediterraneo ma è la più grave dal dopoguerra e ogni volta la politica lamenta il fatto che l'Italia venga lasciata sola a gestire una situazione che si è trasformata da emergenza a male cronico. Siamo l'ultima frontiera europea e siamo destinati ad essere l'approdo di tutti i disperati che fuggono dall'orrore ma è giusto che il resto dell'Europa e del mondo stiano a guardare? Il premier Matteo Renzi chiede "un summit d'emergenza dei leader dell'Unione Europea per trovare una soluzione articolata" ma siamo sicuri che questa volta cambierà qualcosa o tra una settimana questi morti saranno già dimenticati per tornare a riempire le pagine dei giornali quando ci sarà la prossima tragedia?

La questione è globale e riguarda tutto il pianeta quindi dovrebbe essere il Consiglio di Sicurezza dell'Onu a riunirsi subito e a far si che tutte le nazioni che aderiscono alla Carta dei diritti dell'uomo si impegnino a costruire un corridoio umanitario globale per proteggere i profughi e i richiedenti asilo utilizzando le ambasciate come luoghi in cui presentare la domanda di protezione umanitaria. Non solo l'Europa ma anche gli Usa dovrebbero cercare di rimediare ai danni che hanno provocato al sud del mondo se pensiamo che le persone in fuga da guerre e terrorismo sono diversi milioni e provengono dalla Siria, dall'Iraq, dal Corno d'Africa, dalla Nigeria, etc, persone alla ricerca della sopravvivenza ancor prima che della felicità contenuta nella Costituzione di un Paese che si vanta di essere la democrazia più avanzata del nostro pianeta.

1-foto (2)

Morena Zapparoli Funari

20 Aprile 2015

Nessun commento ancora

Lascia un commento