Alberto Stasi e' stato condannato a 16 anni di reclusione per l'omicidio della sua fidanzata, Chiara Poggi, avvenuto ben 7 anni fa nella villetta di proprietà della famiglia di Chiara a Garlasco.

Stasi era stato assolto per ben due volte in primo e secondo grado ma lo scorso aprile le due sentenze sono state rimesse in discussione, il procuratore generale Laura Barbaini e la parte civile hanno ricominciato tutto daccapo riaprendo il processo e facendo un'analisi più approfondita del quadro indiziario a carico dell'imputato.
Ciò che ha determinato la condanna del giovane commercialista, studente bocconiano ai tempi dell'omicidio, sono state alcune prove ritenute determinanti dai giudici per stabilire la colpevolezza di Stasi ogni oltre ragionevole dubbio. In particolare la camminata di Stasi sulla scena del delitto con il pavimento e le scale infondo alle quali giaceva il cadavere della povera Chiara cosparsi di sangue. Come mai Stasi consegno' agli inquirenti un paio di scarpe che non presentavano alcuna traccia di sangue pur avendo raccontato di essere entrato nella villetta quella mattina del 13 agosto 2007 e di avere scoperto il corpo senza vita della sua fidanzata? Come mai non c'erano tracce ematiche neppure sul tappetino della Golf, l'auto sulla quale Stasi disse di essere risalito subito dopo il ritrovamento del corpo di Chiara?

Secondo i giudici quindi Stasi ha ucciso Chiara Poggi in prima mattinata e poi ha finto di ritrovarla morta ma quando ha dato l'allarme non è entrato in casa ed è per questo motivo che le scarpe consegnate erano pulite.
Un altra prova ritenuta schiacciante dai giudici e' la bicicletta nera da donna che una testimone disse di aver visto fuori dalla villetta dei Poggi la mattina del delitto, bicicletta alla quale, secondo Gian Luigi Tizzoni, avvocato della famiglia Poggi, furono cambiati i pedali che presentano tracce del dna di Chiara montandoli su un altra bici bordeaux.

Ad aggravare l'impianto accusatorio anche l'impronta di una mano insanguinata sul pigiama rosa della vittima, impronte dello stesso Stasi sul dispenser che conteneva il sapone con il quale l'assassino si lavo' le mani dopo il delitto e alcuni graffi presenti sulle braccia di Stasi, graffi di cui parlano i carabinieri che indagarono sulla morte della  ragazza nei momenti immediatamente successivi all'omicidio.
Il procuratore generale aveva chiesto per Stasi una condanna a 30 anni ma i giudici hanno optato per l'imputazione di omicidio senza l'aggravante della crudeltà e la pena per omicidio semplice che prevede 24 anni e' scesa a 16 per lo sconto dovuto al rito abbreviato.

La madre di Chiara, Rita Poggi, ha commentato la sentenza affermando :"Qualsiasi sentenza non ci ridarà più Chiara ma quanto meno abbiamo avuto giustizia."

Fra i commenti a questa sentenza c'è chi sostiene che 16 anni di carcere siano troppo pochi e che aver massacrato una povera ragazza indifesa che certo non si aspettava di essere assassinata dal proprio fidanzato comporti eccome la crudeltà e l'efferatezza. Qualcun'altro sostiene che gli indizi a carico di Alberto Stasi, così come non lo erano prima, non siano a tutt'oggi sufficienti a determinare una condanna oltre ogni ragionevole dubbio e sarebbe per questo motivo che i giudici hanno optato per una pena più lieve di quella richiesta dal procuratore generale. Una cosa è certa, la mamma di Chiara in questi anni non ha mai mollato e non ha intenzione di arrendersi nemmeno davanti alla notizia che Stasi ricorrerà in Cassazione contro la condanna. La mamma di Chiara chiede solo che sia fatta giustizia per poter andare sulla tomba di sua figlia e dirle :"Chiara, ce l'hai fatta".

Morena Zapparoli Funari                                                                                                                                        19 Dicembre 2014

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